venerdì 30 maggio 2014

Al ballottaggio si ridanno le carte

Le elezioni comunali di Orvieto hanno dato sicuramente dei risultati inaspettati.
Molto forte il candidato Sindaco del centro sinistra orvietano Giuseppe Germani (che invece in molti avevano battezzato come brocco), ma non abbastanza da vincere al primo turno, seppure per appena 19 voti !
Lo stemma del Comune di Orvieto
Nel frattempo sul campo sono rimasti morti e feriti di entrambi gli schieramenti, anche se per onestà intellettuale bisogna riconoscere che è il centro destra locale che ne esce più malconcio; infatti, dopo aver espugnato la città che per ben 60 anni aveva continuamente confermato tutte le varie forme  proto-vetero-post-comuniste, ci si aspettava quantomeno una qualche riconoscenza, per aver risanato un bilancio disastrato ed aver eliminato le sacche di potere che avevano ridotto la città di Orvieto a vivere di un'economia esclusivamente dipendente dalla politica.
Nonostante ciò nello schieramento in vantaggio non c'è grande serenità e grande sicumera circa l'esito di questo ballottaggio, anzi.
In sede di proclamazione dei risultati i rappresentati delle liste collegate a Germani hanno fatto di tutto per farsi accreditare in un modo o nell'altro i 19 voti mancanti, proprio per evitare il temuto ballottaggio.
L'operazione però è miseramente fallita e allora è partito uno stressante training autogeno in cui ci si continua a ripetere, come un disco rotto, che comunque si è già vinto, perché gli orvietani avrebbero già scelto.
In realtà tutti hanno davanti il finale di un film già visto, quello proiettato alle ultime elezioni, in cui la candidata del centro sinistra che aveva anch' essa vinto "di prepotenza" le primarie, non riuscì a vincere anch'ella per una manciata di voti al primo turno (circa 180), e poi l'attuale sindaco uscente riuscì non solo a rimontare un grande svantaggio, ma stravinse con una valanga di voti favorevoli.
Il training autogeno riprende prontamente per dirsi: sì, va beh, ma allora il centrosinistra era diviso, c'erano state delle primarie assolutamente sanguinose e sanguinolente, mentre oggi il candidato sconfitto alle primarie è pure il capolista di Germani.
E questo è senz'altro vero, tuttavia, a ben guardare, anche oggi le divisioni non mancano, in verità già dal primo turno.
A sinistra Giuseppe Germani, a destra Toni Concina
Almeno due le liste di "sinistra" che hanno presentato candidati alternativi a Giuseppe Germani, più il Movimento Cinque Stelle. Lo so, sono tutte andate male, anzi malissimo, forse peggio del centrodestra, ma esaminando i voti presi dai vari candidati emerge un dato piuttosto allarmante per Germani, perché ha preso parecchi voti in meno rispetto ai voti di lista: in poche parole c'è stato parecchio voto disgiunto sul suo nome, mentre, al contrario, Concina, ha preso più voti rispetto alle liste che lo appoggiavano.
Inoltre tutti sanno che alle elezioni amministrative comunali le dinamiche del voto sono assai particolari rispetto al normale voto di opinione, perché molti votano per il parente, l'amico, il capo ecc. ecc. ed il voto di preferenza finisce poi per premiare il candidato sindaco di un determinato schieramento.
Al ballottaggio questi voti sono tutti in libera uscita e si polarizzano su scelte puramente personali fra chi si preferisce fra Concina e Germani.
A proposito, vi do una notizia in anteprima: ho incontrato poco fa il Candidato Germani e mi ha confermato che il confronto con i giornalisti si farà, e lì si che ci sarà un banco di prova molto importante.
In altri termini non è ancora detta l'ultima parola, perché al ballottaggio si riprendono tutte le carte in gioco, si rimischia il mazzo e vengono date carte nuove, per giocare tutt'altra partita.
Personalmente non so se Toni Concina potrà fare nuovamente il miracolo storico delle ultime elezioni, ma di certo c'è già riuscito una volta, e potrebbe anche riuscirci ancora, anche se indubbiamente la situazione odierna è senz'altro differente rispetto a quella già vissuta, quantomeno perché allora era Concina lo sfidante, il nuovo, il cambiamento.
Mi sembrano invece molto preoccupati la quasi totalità dei giornalisti locali quasi tutti schierati con Germani che addirittura si appellano ai santi perché non accada quello che è già è accaduto in passato.
A questo riguardo dico: scherza coi fanti e lascia stare i santi.
Un saluto.





lunedì 26 maggio 2014

Le elezioni europee, viste da un #noeuro

Stavo scrivendo un post sul rapporto giuridico fra figli e genitori, poteri e doveri, poi, un po' il lavoro, un po' le elezioni che si appropinquavano, mi hanno indotto a trascurare questa mia ancora imberbe creatura che è il mio blog.
Torno oggi però proprio con l'argomento degli argomenti, il commento alle elezioni europee, per chi, come me, fa parte dei c.d. #noeuro, hashtag di un certo successo su Twitter, che ha raccolto tutti coloro che considerano l'ingresso dell'Italia nell'euro la principale causa della disoccupazione italiana e della grave crisi economica che ci sta colpendo.
Marine Le Pen
Come ho sintetizzato nel mio ultimo tweet, direi che per un noeuro italiano queste elezioni hanno dello schizzofrenico: infatti, mentre in Italia abbiamo largamente mancato l'obbiettivo di convincere molti italiani alla nostra causa, in europa, invece, i partiti c.d. euroscettici decollano in modo impressionante come in Francia con Marine Le Pen, in Inghilterra con Nigel Farage dell'UKIP, fra gli esempi più clamorosi.
Ecco perché definirei schizzofreniche queste elezioni dalla doppia personalità.
In Italia, il paese più danneggiato dalle politiche monetarie dell'euro, la gente ha ancora molta paura di abbandonare questa moneta perché teme - contrariamente al vero - che l'abbandono di questa tragedia che è l'euro sia un passo pericoloso.
Nigel Farage
Al contrario in Europa, due fra le nazioni più importanti come la Francia (nell'euro) e l'Inghilterra (ancora con la sterlina) si sono pronunciate in modo nettamente contrario alla moneta unica europea; e sarà certamente difficile la sopravvivenza dell'euro, se il Front National francese si confermerà anche alle elezioni politiche francesi, perché un euro senza Francia (così come un euro senza Italia e addirittura senza Grecia) non potrebbe sopravvivere.
Sono quindi contento per il risultato europeo, "attapirato" per quello italiano, soprattutto per Fratelli di Italia, (la lega è andata bene, ma il mio candidato, il Professor Borghi, non ce l'ha fatta).
Mi auguro che ora in Forza Italia si apra una riflessione seria sull'europeismo, su Toti, che è andato peggio di Fitto, e sui tentennamenti di Berlusconi, anche se bisogna riconoscere al Presidente che ancora una volta ha saputo fiutare l'aria in Italia meglio di chiunque altro sulla eurofilia degli italiani; mi aspetterei però dal partito principe del centrodestra italiano, che qualche volta si prenda anche il toro per le corna e si prenda una iniziativa politica un po' più coraggiosa ed originale senza lasciare il campo alla Lega e a Fratelli di Italia.
Se infatti in FI si aprisse questa riflessione e si scegliesse per una critica ed un abbandono più marcato del progetto europeo (soprattutto sull'ERF che sarà la tomba economica definitiva per l'Italia) potrei rivedere il mio distacco e confluire nuovamente in FI, così come molti altri si sono distaccati da FI e che addirittura non sono nemmeno andati a votare, e che invece con un progetto chiaro potrebbero ritornare alla loro "casa madre".
Rimane il rammarico per la vittoria soprattutto di Napolitano, che è la persona che reputo responsabile principale del disastro economico e politico che abbiamo passato e che ancora oggi stiamo passando nonostante Renzi e i suoi 80 €. Infatti il Presidente della Repubblica viene sicuramente legittimato nella sua azione di regista del governo Renzi da questo voto europeo.
Rimango comunque convinto che l'euro prima o poi salterà e probabilmente salterà prima di quello che ci si poteva immaginare perché Marine Le Pen di certo non si vorrà far fregare ancora dai tedeschi.
Noi invece non solo ci siamo fatti fregare prima di entrare, ma continueremo a farci fregare ancora, e qui sta la mia grande amarezza per questo voto, perché io invece vorrei proprio fargli, ai tedeschi, una italianissima pernacchia.
Un saluto.

sabato 19 aprile 2014

Rivoluzione 2.0: fuori dall'euro e dalla burocrazia.

Chiudiamo il primo giro della tipologia di post del blog parlando un minimo anche di economia.

Essendo un giurista, devo approcciare alla materia con il massimo della modestia e dell'umiltà possibile, da una parte pronto a rivedere le mie convinzioni, ma dall'altra forte di un minimo di preparazione universitaria, perché anche alla facoltà di giurisprudenza ci insegnano almeno alcuni elementi di economia politica (materia fondamentale nel piano di studio a Perugia).

Accanto a questa infarinatura di base mi sono poi da ultimo voluto documentare in modo un po' più approfondito a causa della crisi economica che ormai ci attanaglia dal 2007-2008, una crisi che vivo peraltro anch'io sulla mia pelle in modo pesante, soprattutto con miei clienti che non mi pagano (dovrò anch'io rivolgermi ad un avvocato...) e che hanno mandato in decisa sofferenza il mio redditto, visto che lo "stataccio" infame i soldi li vuole comunque, anche se non guadagno, o guadagno molto meno di prima.

Naturalmente so bene che, salvo l'eccezione che conferma la regola, la clientela non paga perché non può pagare, anch'essa duramente provata dalla crisi: direbbe Verdone "E' 'na catena...".

Ho cercato dunque di capire perché ci troviamo in questa condizione così atroce e per certi versi disperata, chiedendomi in primo luogo come mai l'Italia abbia potuto ridursi da quarta potenza economica del mondo ad un paese in cui il tasso di disoccupazione è superiore al 12%,  e quello giovanile ha superato ben il 40%.

Accanto a questa considerazione c'era lì presente, in un cantuccio della mia mente, una disillusione forte e pesante, quella nei confronti dell'Europa, dell'Unione Europea e anche di tutte le sue istituzioni, compresa la moneta ovvero l'Euro. Ma era una specie di vocina che stentavo a seguire e che per certi versi autocensuravo.

Sono stato infatti da sempre un europeista convinto, e mi attendevo che con l'unione monetaria e con la progressiva integrazione europea avremmo avuto una specie di età dell'oro, in cui il nostro stataccio si sarebbe finalmente uniformato agli standard dei paesi più efficienti, migliorando nettamente, rispettandoci di più come cittadini, per esempio abbassandoci le imposte; giuridicamente c'era una grande attenzione per il diritto comunitario, che avrebbe costretto le nostre cariatidi della giustizia ad abbandonare il formalismo di derivazione giustinianea per approdare al sostanzialismo anglossassone, ex aequo et bono; economicamente c'era la convinzione che il lavoro ci sarebbe venuto copioso dai paesi del nord, che avrebbero volentieri integrato la loro organizzazione teutonica con la nostra inventiva e la nostra fantasia, per creare un modello europeo super competitivo in grado di battere economicamente cinesi ed americani, con possibilità ed opportunità internazionali a iosa, perfino per un avvocato come me, con la possibilità di spostarsi ed andare magari a fare le cause a Francoforte o chissà dove. La stessa convinzione oggi cercano di vendercela in alcuni spot di "regime"  come quello che segue, ma a me ormai non mi incantano più con la paura della guerra, o con altre paure che in modo nemmeno tanto subliminare si insinuano in questi spot, della serie sì, abbiamo sbagliato, ma chi lascia la vecchia per la nuova sa che cosa lascia ma non sa che cosa trova...

E invece cosa è successo con l'Unione monetaria? Beh, penso che sia francamente difficile negarsi l'evidenza e continuare a illudersi, soprattutto alla luce del responso della storia che, dal 2001, anno di entrata in vigore dell'Euro, ci ha regalato progressivamente anni sempre più tristi e bui, densi di infelicità e disperazione, e soprattutto di paura per il nostro futuro e per quello dei nostri figli, fino al 2007, quando la crisi della Lehman Brothers ha dato la spintarella finale all'economia mondiale, precipitandola nel baratro della crisi economica più grave mai vista nella storia, persino peggio di quella del '29.

L'Europa si è quindi rivelata un tragico errore; preoccupata a misurare la curvatura delle banane da importare o a vietarci il formaggio di fossa, si è rivelata un'organizzazione oligarchica, completamente avulsa dai problemi e dalle esigenze dei cittadini che si proponeva di governare, e ne ha rapidamente peggiorato la condizione economica nel volgere di appena un decennio, in tutti i paesi, compresa la Germania, ma in particolar modo nei c.d. PIIGS (che guarda caso significa porci in inglese, pensate quanto sono razzisti, persino negli acronimi), ovvero Portogallo Italia, Irlanda, Grecia e Spagna.

Piuttosto l'Unione si è appalesata come il peggio del peggio dell'organizzazione statale. I burocrati di Brusselles hanno rapidamente cominciato a condizionare tutto e tutti, fiancheggiati peraltro dal campanilismo dei singoli stati (tranne l'Italia ovviamente, che è notoriamente affetta da complessi di inferiorità e da esterofilismo esasperato), che hanno per esempio voluto ed ottenuto ben due capitali, Brusselles e Strasburgo!

L'Unione ci ha poi regalato una giustizia europea di luci ed ombre (per chi volesse approfondire clicca qui), che ha finito per caratterizzarsi come un specie di quarto grado di giudizio, che ha avuto l'unico merito di farci toccare con mano quanto fa schifo la legge e la giustizia italiana, e quanto possono essere ingiuste le sentenze dei magistrati italiani (cose che peraltro potevamo già intuire da soli), ma che alla fine ha inciso molto poco nel nostro ordinamento ed in quello comunitario, arrivando al massimo ad ordinare a Brusselles di pubblicare i bandi anche in italiano per evitare discriminazioni (e vorrei pure vedere...) o a disporre per i fratelli Matarrese di Bari il risarcimento dei danni per la demolizione degli ecomostri di Punta Perotti.

Ma se sul piano istituzionale l'Unione europea si è rivelata un vantaggio solo per i burocrati e per le oligarchie finanziarie e non certo "per il popolo democratico e antifascista", come si diceva nei comizi di sinistra di una volta, è sicuramente il piano economico il più disastroso in assoluto dell'esperienza europea, dove con lo strumento dell'Euro si è causata disoccupazione, recessione economica, incrementi generalizzati della fiscalità, tagli ciechi e lineari alla spesa pubblica, perdita e contrazione di tutte le garanzie dei lavoratori dipendenti, criminalizzazione dello stato sociale, aumento indiscriminato dei prezzi di tutti i beni e dei servizi (alcuni dei quali prima potevamo permetterci, mentre ora non sono più accessibili per i più, come viaggi e vacanze, divertimenti e beni di lusso); parallelamente sono diminuiti i valori dei beni che avevamo già; uno su tutti, il valore degli immobili, che i nostri padri - con grande sacrificio - erano riusciti a conquistare, e che ora potrebbero anche valere zero, visto che è praticamente impossibile vendere.

Nonostante questa realtà innegabile, fino a poco tempo fa pensavo che la causa di questa situazione fosse colpa nostra, dell'Italia e degli italiani, evasori professionisti, gente poco produttiva, ipersindacalizzata, governata da gente estemporanea, che spendeva e spandeva negli enti locali regalando soldi ai politici trombati e corrotti e ai parassiti di ogni genere; insomma, pensavo che la responsabilità fosse da addebitare alla c.d. spesa pubblica improduttiva e al nostro immane debito pubblico, mentre gli europei del nord, e la Germania in primis, erano il modello ideale, e rappresentavano il modello da imitare così come ci veniva confermato dai vari Giavazzi dalle colonne del Corriere della Sera.

Non voglio dire che non sia così, o meglio, non voglio affatto negarmi che questi siano seri problemi italiani che vadano combattuti e risolti comunque, ma dopo la lettura de "Il tramonto dell'euro" del Prof. Alberto Bagnai, Imprimatur ed. (potete trovare il link al suo assai colto blog Goofynomics, in questo mio sulla mia home), mi sono reso conto che il punto centrale della crisi è proprio l'euro, ed il ruolo che la Germania ha giocato nell'integrazione europea, essendo semmai la responsabile della situazione e non certo il modello da imitare.

Per me e per la mia impostazione politico-economica questo libro è stato una vera e propria rivelazione, perché l'economista, che non fa mistero di definirsi di sinistra (e che fra l'altro si scandalizza molto della posizione della sinistra istituzionale italiana oltremodo europeista) spiega in modo chiaro come stanno in realtà le cose, e quando ho finito di leggerlo, mi sembravo Villaggio nel tragico Fantozzi, quando documentandosi di politica si riscopre alla fine marxista-leninista.

La tesi del libro è molto approfondita, documentata in modo serio ed accurato, con riferimenti alla stragrande maggioranza della letteratura economica più influente, fra cui (sorprendentemente per me) anche diversi premi Nobel, che sostanzialmente "ce lo avevano detto" che sarebbe finita così, con un disastro economico immane.

Non sono mai stato avvezzo alla matematica ed ai grafici, però devo dire che nel libro i grafici provenienti da fonti certe e addirittura "nemiche" danno conto di una realtà evidente e difficilmente confutabile; è difficile sintetizzare il fil rouge del libro, senza rischiare la grossolanità, ma dovendo necessariamente farlo, per esigenze di spazio, si può riassumere affermando che l'A. sostiene in primo luogo che l'euro, come tutte le unioni monetarie del passato fondate sulla rigidità del cambio senza preventiva unione fiscale e contributiva, è destinato a creare squilibri sempre più grandi fra i paesi che ne fanno parte, diversi per tipologia socio-economica, fino al collasso economico e al default.

Fra i paesi che di questi squilibri si sono avvantaggiati c'è la Germania e la sua potentissima oligarchia finanziaria-bancaria, che, di fatto, con l'euro è riuscita ad eliminare il suo principale problema di competitività nei confronti di tutti gli altri partners europei, che era rappresentato dal supermarco, ovvero da una moneta troppo forte rispetto alla lira, ma anche rispetto al franco francese e alla peseta spagnola, che le impediva di produrre, vendere ed esportare i suoi beni a prezzi competitivi.

Per questo motivo è anche difficile trovare media imparziali disposti a parlare senza pregiudizi di Euro e di Germania, nonostante tutti gli opinion makers, compresi gli europeisti più estremisti, almeno a parole, ritengano di voler quantomeno cambiare questa europa, ma senza toccare minimamente l'Euro, che sta assumendo i connotati di un vero e proprio tabù.

E come tutti i tabù che si rispettino, anche l'uscita dall'Euro è accompagnata dall'aura della paura e del terrorismo psicologico: quante volte avete sentito parlare delle conseguenze nefaste che deriverebbero dall'uscita dall'euro? Il prezzo della benzina salirebbe di settevoltesette (sembra quasi una maledizione biblica...) le rate del mutuo triplicherebbero, i nostri risparmi brucerebbero, l'inflazione ci costringerebbe a fare la spesa con carriole di soldi... ecc. ecc. (una accurata controinformazione su queste ed altre "dicerie" sull'euro le potete trovare sul libretto a cura della Lega scritto da Claudio Borghi qui a bastaeuro.org con video gagliardo qui di seguito.


Ebbene tali luoghi comuni vengono confutati con dati di fatto difficilmente contestabili, con riferimenti al passato molto precisi e convincenti, fra cui l'esempio più emblematico l'uscita dell'Italia dallo SME, da cui il nostro paese trasse grandi benefici economici e monetari.

Naturalmente non mi sono accontentato del pur esaustivo libro del Prof. Bagnai, ed ho cercato in giro (soprattutto su Twitter) altre opinioni; con sorpresa ho verificato che la posizione del Prof. Bagnai non è affatto isolata ed anzi è condivisa da altri economisti e professori universitari italiani, più o meno inquadrabili in aree di riferimento politico di destra e di sinistra, fra cui spiccano il Prof. Claudio Borghi Aquilini della Cattolica di Milano che seguo su twitter (@borghi_cluadio) e su facebook (ttps://www.facebook.com/pages/Claudio-Borghi-Aquilini/207792402690794), nonchè il Prof. Antonio Rinaldi, autore di Europa Kaputt Piscopo Ed. (su Twitter @rinaldi_euro), o anche il Prof. Paolo Savona, o la Prof. Loretta Napoleoni. Anche il prof Becchi (filosofo) dato vicino al movimento 5 stelle è sulle medesime posizioni.

Perfino il "nostro" premio Nobel Modigliani ebbe a pronunciarsi in modo negativo se non sull'euro, di sicuro sulla BCE e sulla Bundesbank, ma c'è da dire che è deceduto nel 2003, quando ancora forse non poteva valutare appieno le nefaste conseguenze della moneta rispetto al 2003.

Da bravo avvocato, amante del contraddittorio, ho poi voluto anche sentire chi la pensava in modo differente per farmi un'opinione completa, fra cui i Professori Fubini, Zingales, Puglisi, e Boldrin e di seguito trovate un video di Zingales alquanto problematico sull'uscita dall'euro (a cui tuttavia nel libro di Bagnai vengono comunque date risposte e contromisure ovviamente di natura teorica), ma è certo, almeno per quanto mi riguarda, che nell'euro sarebbe stato meglio non entrare, e sarebbe meglio uscire il prima possibile.
Certo è che anche chi propone di avere più Europa con tutto quello che ne comporta (BCE prestatore di ultima istanza, eurobond ecc. ecc.) è per me ancora più pericoloso dei conservatori dello status quo europeo, perché se oggi è ancora possibile uscire dall'euro (anche se dubito che sia possibile uscirne a costo zero, essendo probabile che ci convenga sopportarne comunque le conseguenze sfavorevoli), domani con gli eurobond ed altro, e sempre ammesso che i tedeschi accettino, sarebbe pressoché impossibile uscire.

Ancora sotto trovate altri video di confronti fra Borghi e Boldrin  e Loretta Napoleoni in cui secondo il mio parere Boldrin non ne esce gran ché bene.

Qui Napoleoni Boldrin.

Anche in Francia l'opinione pubblica si sta cominciando a fare qualche domanda in più sull'euro e sull'Europa, come dimostra l'ascesa del Front Nazional di Marine Le Pen, paladina transalpina dell'uscita dall'euro, che qui mi pare abbia saputo rispondere punto su punto a Lilly Gruber nell'intervista a otto e mezzo su la 7 qui in estratto e sotto riportata per intero, con grande maestria, e soprattutto senza incappare nelle provocazioni che la ineffabile Gruber ha cercato di piazzare, per farla apparire con una specie di Goebels, pronta a rimettere le camere a gas.




Chiudo con un inglese, Mr. Nigel Farage, deputato europeo, che forse difende meglio di qualunque altro deputato italiano l'insulto continunato che questa gentaccia di Brusselles muove quotidianamente alla nostra democrazia; mi fa riflettere che a fare questo sia questo sconosciuto (in Italia, ma in Inghilterra molto famoso) signore inglese e che debbano essere gli stranieri a rappresentarmi appieno come Mister Farage o Madame Le Pen!
Per il momento devo dire perfortuna che ci pensano almeno loro!
Un saluto a tutti voi, e Buona Pasqua.



sabato 5 aprile 2014

Berlusconi ripensaci

E' giunto il momento di affrontare il mio primo post puramente politico, a cui cercherò di dare una impostazione generale, e poi magri affronteremo singole questioni.

Innanzi tutto per ogni avvocato l'attrazione per la politica ha un ché di fatale, ed io non faccio certo eccezione.

Senza volermi paragonare ai grandi avvocati, che sono stati anche illustri politici, anch'io, nel mio piccolo, ho avuto la mia esperienza politica (consigliere comunale), attratto dalla voglia di esprimere le mie opinioni soprattutto su quel che accadeva nella mia città, Orvieto, una città in cui la sinistra ha dominato per circa 60 anni consecutivi, determinando un paradigmatico impoverimento dell' economia della città, e anche della libertà di espressione dei suoi cittadini.

Esagerato, direte voi, addirittura vorresti dirci che ad Orvieto la gente non ha potuto esprimersi liberamente perché c'erano i comunisti che mangiavano i bambini... sei peggio di Berlusconi!

Eppure la mia non è solo un opinione personale, ma una testimonianza confermata da libri, giornali e pubblicazioni; l'esempio più concreto di quanto vi dico è rappresentato dal libro di Claudio Lattanzi intitolato Orvietopoli, 2010, Ed. Intermedia, in cui ho avuto l'onore di essere stato citato persino personalmente (pag. 9 e 261). Leggetelo, per rendervi conto di quello che è stata la città di Orvieto, nel periodo che va dall'inizio degli anni '90 al 2010, anno di pubblicazione.
In questo libro si traccia un profilo della sinistra orvietana tanto impietoso, quanto veritiero (qui un'intervista  riassuntiva dell'A.); un ritratto che, modestamente, avevo più volte anticipato in alcuni miei scritti, pubblicati dai giornali on-line locali come Orvietosi.it, Orvietonews.itTuttorvieto.it, o atlantidemagazine.it.

Claudio Lattanzi ha ammirevolmente rimesso insieme i vari pezzi del mosaico che il sottoscritto (insieme ad altri ben si intende) aveva da sempre denunciato, mettendoci anche del suo con un'ottima investigazione giornalistica e relativi riscontri.

Il libro di Lattanzi è zeppo di dettagli, documenti, nomi e cognomi, e riferimenti precisi che hanno del clamoroso; troppo precisi per essere falsi, ed infatti nessuno si è mai sognato di querelarlo o di condannarlo per diffamazione a mezzo stampa (Lattanzi ha poi pubblicato libri di inchiesta sempre molto interessanti sull'Umbria e da ultimo la "Zarina Rossa"  libro su Maria Rita Lorenzetti, Governatrice dell'Umbria per più legislature, di recente arrestata per associazione a delinquere, corruzione ed altri reati molto gravi).

Per me quindi l'anticomunismo di Silvio Berlusconi dipinto in modo caricaturale dai media di sinistra è stato invece il primo punto di contatto politico, perché io, anziché sorridere di queste caricature, avevo vissuto sulla mia pelle proprio quelle "mangiate di bambini" che i media dipingevano in modo ironico e sapevo bene di cosa parlava il Cavaliere...

Anzi, più attaccavano Berlusconi, più capivo la loro ipocrisia e il loro vergognoso doppiopesismo, specialmente quando poi ad Orvieto succedeva che il segretario del PCI-PDS-DS-PD era anche il titolare della società che ha acquistato all'asta un terreno su cui poi guarda caso è stata realizzata l'Ipercoop di Orvieto, o come è stato a livello regionale per Rita Lorenzetti che si adoperava per far lavorare il proprio marito ingegnere nelle ferrovie o durante il terremoto, oppure, a livello nazionale, con Fassino che diceva a quel gentiluomo di Consorte "abbiamo una banca"... Volete che accetti da questa gente lezioni di  morale o di conflitto di interesse? Suvvia siamo seri !

E' stato quindi del tutto naturale per me schierarmi nel centrodestra prima, e poi entrare in Forza Italia (quella del '94). Esattamente sono entrato nel 1997, prendendo la mia prima tessera.

Per chi come me è di ispirazione liberale le promesse di Berlusconi erano miele: meno stato, più mercato, più sviluppo, meno tasse per "Totti", ecc. ecc.

Del resto non ho potuto pentirmi di quello che è stato Berlusconi, anzi, finché c'è stato lui, il vero lui, io e la mia famiglia abbiamo prosperato (così come la maggioranza degli italiani), e non ho mai avuto modo di non condividere e men che meno di contestare  le sue azioni, persino quelle che hanno riguardato la sua mostruosa e anomala vicenda giudiziaria, che reputo una vergognosa storia di malagiustizia,  su cui magari ritorneremo nelle occasioni a seguire e da valutare più dettagliatamente in altri post.

"Le convergenze pareallele", come si usa  dire in politichese, sono cominciate a venire meno con il grande Silvio Berlusconi quando non ha saputo opporsi a Fini, a Napolitano, a Monti, alla Merkel e a Sarkosì, ed in generale a Bruxelles, e alla eurocrazia che oggi ci sta minacciosamente affamando.

Non ho condiviso per prima cosa la reazione al tradimento di Fini soprattutto con la soluzione adottata: anziché andare a cercare i voltagabbana dell'altro schieramento come Scilipoti, o De Gregorio, sarebbe stato molto meglio dimettersi, andare dal Presidente della Repubblica e chiedere nuove elezioni. Prima o poi alle elezioni ci si sarebbe andati, e avrebbe stravinto un'altra volta, contro Fini e contro tutti, come sempre.


Questa è stata la sua prima mossa che non ho condiviso e, pensandoci bene, si è trattato di un vero e proprio bivio per il centrodestra italiano, perché da quel giorno in poi sono cominciate le maggioranze ballerine, le liti con Tremonti, la lettera della BCE, con annesso il ricatto nazionale dello spread.

Anche in questo caso non ho proprio capito perché Berlusconi dopo esser stato "fatto fuori" dalla Commissione Europea, dalla BCE, e dalla Merkel, perché voleva che nel fiscal compact fosse valutato anche il risparmio privato degli italiani (la nostra grande risorsa) ed il "nero" della nostra economia nel rapporto deficit pil al 3%, ha invece accettato sommessamente, quasi come fosse una liberazione, l'ascesa di Monti, il quale, insieme a  Napolitano , e al grido di "ce lo chiede l'Europa", ci ha massacrato come popolo e come nazione.

Avrei potuto capire di più Berlusconi se all'inizio della tragica esperienza del governo Monti avesse voluto dare un certo margine di manovra al governo tecnico, ma poi, a un certo punto, resosi conto di quello che stavano facendo con l'IMU e tutto il resto, avrebbe dovuto immediatamente staccare la spina (nel mio piccolo me ne ero accorto anch'io già dal 29/10/2012) e chiedere di andare a votare, e quindi non posso perdonargli di avere consentito il massacro di tutti noi per fare un favore a Brusselles, e soprattutto ai tedeschi, nostri concorrenti da sempre sul manufatturiero,

E infatti sono riusciti nel loro intento sovversivo, se è vero, com'è vero che oggi, in Italia, ed in particolare in alcune zone del paese prima fiorenti e produttive, l'industria manifatturiera non esiste proprio più, grazie alla cura letale di Napolitano, Monti, Fornero, Severino ecc. ecc., che per me dovrebbero essere tutti processati per alto tradimento degli interessi del popolo italiano.


Lo stesso errore si è ripetuto poi con il governo Letta, ma a peggiorare le cose ci sono stati per Berlusconi anche atteggiamenti ondivaghi e contraddittori che lo hanno dipinto ai miei occhi come una persona debole e confusa, probabilmente anche a causa della situazione giudiziaria sua personale, che stava peggiorando vistosamente di giorno in giorno.

Per fortuna, ad un certo punto, ci ha pensato Brunetta a convincerlo a far cadere Letta e compagnia massacrante; Brunetta per questo (e per altri motivi) è ancora una delle poche persone che continuo a stimare in Forza Italia, anche se il cambiamento di rotta è avvenuto troppo tardi ed a tempo ormai decisamente scaduto, ma soprattutto il cambiamento del PDL e di Forza Italia non è andato nella direzione che più mi aspettavo.


Infatti, dopo tutto quello che era successo con l'Europa, che è stata la vera artefice del tramonto politico del governo Berlusconi, ultimo eletto dagli italiani, mi sarei aspettato un Berlusconi d'assalto contro la Troika affamatrice di popoli, contro questa Unione Europea forte con i deboli e debole con i forti; soprattutto mi sarei aspettato un Berlusconi contro l'euro, una moneta che per l'Italia e gli italiani è stata una vera e propria disgrazia, perché costruita ad uso e consumo delle economie germanocentriche.

E invece no; pur mantenendo un atteggiamento vagamente critico nei confronti delle politiche europee e soprattutto nei confronti dell'austerity, peraltro praticata in una fase già depressa economicamente, non si è saputo tirare fuori che uno slogan generico e cerchiobbottista (piu Italia in europa, meno Europa in Italia), che non sembra preludere a nulla di concreto se non addirittura a chiedere più europa, con una BCE che è già ampiamente in mano ai tedeschi e che dovrebbe assumere ancora maggiori poteri; il tutto ovviamente dando per scontato che i tedeschi e le oligarchie tecnocratiche europee siano disponibili a calarsi le braghe e a dire prego, accomodatevi, avevate ragione voi, ci sobbarchiamo i vostri debiti ed i vostri problemi! Via, non mi sembra gran che' praticabile...
Inoltre questa posizione di Berlusconi e di Forza Italia mi sembra isolazionista nei confronti del restante schieramento di centrodestra, che invece chiede di uscire dall'euro (tranne NCD, che però più che centrodestra è un associazione di poltronisti).

Attualmente quindi mi sento una specie di personaggio in cerca di autore, pirandellianamente parlando, perché ho difficoltà a riconoscermi in Forza Italia e nei personaggi che la stanno animando, come la Santanche', la Comi, la Biancofiore, oppure quel fulmine di guerra di Toti, che dà  sonnolenza solo a sentirlo.


Giovanni Toti, attuale coordinatore nazionale di F.I.
Ma non mi riconosco nemmeno nella lega nord o in Fratelli di Italia, perché li ritengo non del tutto adattabili ai miei  principi liberali e cattolici.

Insomma mi piacerebbe che Berlusconi tornasse ad essere quello del '94, terrore della sinistra, alfiere dell'Italia e degli Italiani in Europa e nel mondo, guardando soprattutto agli interessi economici della nostra nazione, che non sono di certo quelli dell'euro e della gentaccia che sta a Brusselles.








venerdì 21 marzo 2014

Etilometro: come difendersi durante la misurazione e nelle fasi successive.

Cominciamo a parlare di legge, diritto e giurisprudenza, cercando di utilizzare toni divulgativi e pratici, affinché anche i non addetti ai lavori possano interessarsi a simili questioni, magari con un argomento di interesse generale, su cui si possano dare consigli utili a chiunque.

Il topic ideale sotto questo profilo è l'etilometro, o alcoltest, che dir si voglia.

Infatti, anche se avete avuto la fortuna di non dover mai sostenere nella vostra vita simile accertamento, vi sarà capitato molto probabilmente di averne comunque sentito parlare, vuoi perché è successo a un vostro amico, o al figlio del vostro amico, oppure per averne sentito parlare in televisione, per i gravi incidenti stradali che spesso gli ubriachi o i drogati causano quando si mettono al volante.

L'etilometro usato in Italia è uno strumento di misurazione del tasso alcolemico generalmente inaffidabile.

Va premesso e tenuto ben presente che ogni caso ha le sue caratteristiche e le sue peculiarità, pertanto il presente post va utilizzato a titolo meramente informativo, mentre vi consiglio vivamente, se dovesse succedervi di incappare in un simile tipo di problema, di farvi assistere sempre da un avvocato (e perché no dal sottoscritto magari...), che vi può sicuramente consigliare al meglio caso per caso.

Per quanto mi riguarda ho affrontato diversi casi di guida in stato di ebbrezza (a studio ce n'ho un vero e proprio "mazzetto"), ma il primo consiglio che posso darvi per eliminare alla radice il problema è evitare di bere nel modo più assoluto quando guidate.

Embè ? - Direte voi -  ci fai pure un post per dire che il modo migliore per difendersi dall'etilometro è non bere quando si deve guidare? Lo sapevamo già da soli!

In realtà il consiglio è solo apparentemente banale, perché spesso si è convinti che un semplice aperitivo leggermente alcolico, oppure il "peroncino", ovvero il famoso bicchiere di vino a pasto e poco più, non causino problemi di sorta, invece posso dirvi che mi sono capitati parecchi casi in cui le persone che ritenevano di essere assolutamente sobrie utilizzando questi limiti "spannometrici", sono poi risultate positive e hanno passato un sacco di guai.

La prima cosa da sapere infatti è che lo strumento dell'etilometro o alcoltest concretamente e principalmente utilizzato dalla nostre forze dell'ordine per fare questo tipo di accertamenti è, o meglio, era costruito (perché oggi ne costruisce un modello assai più evoluto) da una ditta tedesca, la Drager, ed il modello in uso è appunto il Drager MKIII 7110.



Questo tipo di strumento si è rivelato una vera e propria disgrazia, soprattutto per gli automobilisti innocenti, che appunto hanno avuto la sfortuna di subire la misurazione con questo apparecchio che non soltanto secondo la mia opinione è ritenuto da molti totalmente inaffidabile.

In Israele, per esempio, questo strumento è stato completamente bandito, dopo che si è scoperto che scambiava per bevanda alcolica un semplice succo d'ananas!

Questa notizia, che già di per sé ha del clamoroso, era perfino rimbalzata in Italia e pubblicata dal quotidiano La Stampa, ma è stata completamente ignorata dai media e dai giornalisti, ma soprattutto non è stata minimamente presa in considerazione da chi avrebbe avuto il preciso dovere di preoccuparsi di un fatto così grave e  sconvolgente, se non altro perché questo inaffidabile strumento viene ampiamente utilizzato per condannare la gente, togliergli la patente, sequestrare e confiscare l'autovettura di proprietà !

Personalmente non ritengo che si tratti di semplice svista di magistratura italiana e ministero dei trasporti italiano, ma che ci sia una certa consapevolezza di questa realtà sconvolgente e che tuttavia non si voglia prendere la decisione seria che ha preso per esempio lo stato di Israele, da un lato, per la forte pressione mediatica che c'è sugli incidenti stradali causati dagli ubriachi al volante, e, dall'altro lato, perché probabilmente non vi sono risorse sufficienti per poter svolgere una seria lotta contro la pirateria della strada, basata su strumenti alternativi molto più seri ed affidabili, e quindi si preferisce colpirne uno per educarne cento, senza che interessi gran ché accertare approfonditamente se la singola persona nel singolo caso fosse in realtà più o meno innocente.

Non credo infatti che alti magistrati e dirigenti della pubblica amministrazione abbiano potuto seriamente ignorare quello che successe al Ministro Zaia (e al cantante Albano) durante la trasmissione di Porta a Porta del 29/9/2009,  e quindi davanti a milioni di italiani: in quella trasmissione, l'allora Ministro Zaia segnò la bellezza di 2,34 g/l (praticamente coma etilico, per poi segnare 0,09 nella seconda prova)  per essersi bevuto due soli "cozzi" di vino rosso, come si dice dalle mie parti...

Fra l'altro, esistono degli studi di medicina legale che hanno contestato in radice la possibilità di accertare in modo scientifico la quantità esatta di alcol assunta in base all'espirazione polmonare, perché tale metodologia è troppo soggetta a variabili fin troppo incontrollabili, che possono cambiare di diversi "punti" l'esito rispetto al tasso etilico reale; al massimo, questo tipo di metodo è per lo più utile per stabilire se si è bevuto o meno, o se si è bevuto poco o tanto, ma comunque sempre in modo piuttosto grossolano.

Lo stato della legge oggi sulla guida in stato di ebbrezza.

In Italia, invece, proprio su questo contestato metodo di accertamento del tasso alcolemico per mezzo dell'analisi dell'aria polmonare espirata ci abbiamo persino costruito sopra le legge, ed assai dettagliata per di più, con limiti precisi di grammi di alcol per litro, che determinano anche pene molto severe a carico dei responsabili  a seconda dei rigidi ed inderogabili limiti che vengono superati, fra cui la confisca del mezzo di proprietà (che uno magari si è comprato con sudatissime rate e/o che deve ancora finire di pagare), e con la sospensione della patente di guida, per periodi piuttosto lunghi, in alcuni casi superiori ai due anni!

La norma è infatti quella dell'art. 186 del codice della strada che consta di ben nove commi, compresi bis e ter vari, che rendono la disposizione alquanto complessa, e di difficile digestione mnemonica, tanto che non manco mai di andarmela a riguardare ogni volta che me ne devo occupare, anche perché ha subito molte modifiche dalla sua originaria entrata in vigore (1992).

Queste modifiche sono avvenute sempre sull'onda dei vari momenti di spinta mediatica, dalle stragi del sabato sera, agli omicidi stradali più eclatanti, ed hanno determinato un inasprimento piuttosto severo delle pene generando non poco caos sulla legge applicabile al momento del commesso reato.

C'è anche da aggiungere che questo furore punitivo ha vissuto anche momenti di riflusso, quando ci si è alla fine resi conto dell'esagerazione cui si era giunti, come quando, da ultimo, nel 2010 è stata introdotta la "scappatoia" molto utile - avvocatescamente parlando - della sostituzione della pena con il lavoro di pubblica utilità (art. 186 c.d.s. comma 9-bis), sostanzialmente per evitare al reo le sanzioni più dure almeno la per la prima volta che si viene sorpresi non proprio sobri al volante e non si è causato un incidente stradale.

Quello che dovete comunque tenere presente è che la legge distingue quattro principali ipotesi, arricchite da parecchie aggravanti, che i fissati potranno approfondire andandosi a leggere la norma nel dettaglio, ma che sostanzialmente si riassumono così: 1) da 0 grammi litro a 0,50 l'avete scampata bella non vi succederà niente perché siete nella zona di tolleranza; 2) da 0,51 a 0,80, siete brilli, cominciano ad essere dolori; siete nella fascia amministrativa; scampate il processo penale, ma vi beccate una sanzione pecuniaria piuttosto salata che va da €. 500,00 (il minimo!) a €. 2.000,00, ma soprattutto il poliziotto o il carabiniere deve comunque ritirarvi la patente che poi verrà sospesa da tre a sei mesi, salvo ricorso al giudice di pace territorialmente competente. Sappiate che in ogni caso, anche se trovate un giudice di pace serio e competente, passeranno fra adempimenti vari circa una ventina di giorni prima di rivedere la patente, dando per scontato che il giudice intenda sospendere la sanzione senza attendere la fissazione della prima udienza (caso alquanto raro, anche se qui ad Orvieto mi è riuscito in qualche caso di ottenere); 3) da 0,8 a 1,5 siete ubriachi al volante e quindi siete finiti sulla lista dei cattivi del Pubblico Ministero, passerete il medesimo iter amministrativo del punto due, ma in più avrete il problema del processo penale; la pena è da 800 a 3.200,00 euro (!) e l'arresto fino a sei mesi; ma i problemi principali non saranno costituiti dalla sanzione penale che quasi sicuramente non sconterete mai, ma saranno rappresentati dalle sanzioni così dette accessorie: sospensione della patente di guida da uno a due anni, e soprattutto possibile sequestro del mezzo e successiva confisca, se il veicolo è di vostra proprietà, il che significa che la vostra macchina non la rivedrete più; 4) superiore a 1,5 g/l, siete un pericolo pubblico e quindi vi meritate un multone fino a 6.000,00 euro e l'arresto da sei mesi ad un anno; sanzioni accessorie raddoppiate e se siete recidivi nel biennio la patente viene addirittura revocata, e la rivedrete solo dopo lunghi iter presso diverse commissioni mediche, e dopo essere tornati alla scuola guida, ma non prima di aver terminato i periodi di sospensione. Un disastro.

Come difendersi: nella fase della misurazione e nelle fasi successive.

Premessa: è giusto processare gli ubriachi che si comportano da incoscienti e togliergli la patente.

Spesso nel mio lavoro vengo visto dalla controparte sia pubblica che privata come una specie di delinquente legalizzato, perché complice della persona che sto difendendo, in quanto cerco di fargliela passare liscia. Magari faremo un altro post per cercare di convincervi perché è sbagliato pensarla così, ma nel frattempo vorrei volentieri evitare un equivoco che spesso mi capita facendo la professione: non sto dalla parte di chi si ubriaca e ama imboccare l'autostrada contromano per sentirsi figo o cose del genere (anche se ho accettato la difesa di un caso simile), ma considerata l'attendibilità media dell'etilometro ed i casi concreti che mi sono capitati, mi schiero invece volentieri dalla parte di chi si è fatto un bicchiere e viene scambiato per brillo, o peggio per ubriaco fradicio e simili, mentre magari ha avuto solo la cattiva idea di andare fuori a cena con gli amici.

Fase della misurazione: il tempo è il vostro migliore alleato.

Se avete gozzovigliato con gli amici del liceo fino a tarda notte, o siete da poco usciti dalla disco assaggiando tutti i cocktail alcolici che il barman vi propinava, la cosa migliore da fare è aspettare il più possibile prima di mettersi alla guida, anzi, se c'è un alberghetto nelle vicinanze o un taxi disponibile vi consiglio caldamente di approfittare...

Più aspettate, e più avrete possibilità di superare l'alcoltest nel modo migliore anche se non è detto che sia il modo più veritiero.

La metodologia utilizzata dal Drager implica infatti la regola della curva di Widmark, che in sostanza prevede una prima fase, in cui il tasso alcolemico aumenta molto velocemente, in modo esponenziale; la fase centrale prevede invece una caduta intensa ma graduale del tasso e poi la fase finale, in cui il tasso si avvicina molto lentamente allo zero.

La curva di Widmark
Molti ritengono che questa curva non rispecchi affatto la corrispondente quantità di alcol nel sangue, specialmente se si richiede una misurazione precisa del tasso alcolemico; anzi secondo alcuni esistono dei picchi nella fase iniziale che mostrano un tasso assai superiore rispetto a quello reale, e invece accade spesso che vi siano degli sbalzi al ribasso nella fase terminale di questa curva, sempre rispetto al vostro tasso etilico reale, che dunque potrebbe essere anche maggiore di quello segnato dall'alcoltest.

Diamo quindi per scontato che non avete voluto ascoltare il consiglio di non bere affatto, e diamo anche per scontato che vi siete messi subito a guidare appena usciti dal ristorante/discoteca/locale dopo aver bevuto e tac! Paletta. Cosa fare? Guadagnate più tempo possibile prima di espirare nell'alcoltest, cercate il libretto, la patente, insomma guadagnate tempo!

Comunque, prima cosa, se siete in voi, comportatevi bene; il carabiniere / poliziotto / vigile sono lì per lavorare, e perché glielo hanno ordinato; ci sono anche gli accertatori che peccano di zelo, diciamo, ma poi vedremo come comportarci senza perdere calma e lucidità, che sono le nostre migliori armi difensive. Se invece trasformate l'accertamento in una specie di G8, avrete soltanto a rimetterci, con la possibilità di beccarvi la contestazione di altri reati e altre sanzioni (resistenza a pubblico ufficiale, rifiuto di sottoporsi ad accertamento, ingiurie minacce a pubblico ufficiale ecc. ecc.)

Seconda cosa, se l'operatore vi chiede se avete bevuto, dite la verità, anzi vi conviene dire che avete bevuto da pochissimo e che siete partiti da poco.

Questo per due motivi: 1) primo a nessuno piace essere preso in giro, e per un operatore esperto è facile capire al volo come stanno le cose, se non altro perché se dite le frescacce vi sottoporrà di sicuro al c.d. "precursore",  un apparecchietto in cui si soffia e dà un risultato del tipo bevuto sì, bevuto no. E' chiaro che se avete detto una bugia di sicuro vi sottoporrà all'alcoltest, mentre se avete detto subito che avete bevuto, vi siete comportati con educazione e rispetto, e magari dovete fare solo pochi chilometri per andare a casa, forse l'operatore vi lascerà andare senza farvi l'alcoltest.

2) Vi converrà comunque dire che avete appena bevuto e poco, perché se vi vogliono comunque fare il test, chiedete di farlo a distanza di almeno quindici minuti come è previsto nelle istruzioni in dotazione a quasi tutti i reparti delle forze dell'ordine (pag. 8 paragrafo "impiego pratico"); in questi quindici minuti il vostro tasso potrebbe scendere magari sotto lo 0,49, oppure passare da 0,85 a 0,75, o magari scendere sotto 1,50, specialmente nel corso della seconda prova che va fatta a distanza di ulteriori 5 minuti (e sono venti...).
IMPORTANTE: mi è capitato un caso in cui il Maresciallo dei Carabinieri ha imposto al malcapitato di fare immediatamente il test perché - a suo dire - sia la Prefettura, che la Procura del luogo, avevano imposto direttive precise, sostenendo che il ritardo "potrebbe falsare il test".
Premesso che mi pare logicamente impossibile "falsare" il test - perché mi si potrà dire qualsiasi cosa, tranne che in cinque minuti, ma persino in un quarto d'ora, un ubriaco fradicio possa tornare brillo, o una persona brilla possa tornare sobria - se vi dovesse capitare di subire simile prepotenza, non perdete la calma, ma con  la giusta dose di cortesia e fermezza chiedete subito - prima di soffiare - che la cosa non è corretta e volete poi rilasciare dichiarazioni a verbale del seguente tenore: "Ho fatto presente all'operatore che avevo bevuto pochi minuti prima di sottopormi al test ed ho chiesto di attendere quindici minuti prima di effettuare la prova come da istruzioni del Drager, ma l'operatore si è rifiutato di attendere".
Con questa operazione potreste mettere in difficoltà il solerte accertatore che generalmente non ama farsi "sporcare" il verbale con simili dichiarazioni, oppure nel caso in cui l'accertatore intenda procedere ugualmente metterete le basi per la vostra futura difesa.

3) Se vi informano della facoltà di farvi assistere da un difensore, approfittatene! Se potete, e se avete un amico come me che vi risponde anche alle 4 di notte al cellulare e può giungere "senza ritardo" sul posto ed assistere alla misurazione, fatelo assolutamente!
Vi costerà qualcosa in più in termini di parcella, ma forse riuscirete a guadagnare anche più del quarto d'ora che vi spetterebbe. Se l'operatore si rifiuta di attendere l'arrivo del difensore che sta per arrivare, fatelo rilevare a verbale, come sopra. Il tutto naturalmente se non siete a Vittorio Veneto o a Canicattì nel qual caso è un po' difficile che un avvocato che vive nel centro Italia possa arrivare "prontamente" o "senza ritardo"...
Se invece omettono di avvisarvi di tale facoltà di assistenza, fatelo rilevare ai vostri passeggeri e poi, dopo che avete soffiato, chiedete di farlo risultare a verbale; se vi riesce siete a cavallo, perché questo è il solo caso di inutilizzabilità totale nel processo penale del risultato dell'etilometro!

La fase del ritiro della patente.

La norma che regola in questa fase il tutto è l'art. 218 c.d.s.., ovvero l'art. 223 c.d.s. se il tasso alcolemico rilevato rientra nel range del reato, e quindi se il vostro test ha segnato più di 0,80 g/l.
Non ci sono santi: se siete positivi (quindi più di 0,51 in entrambe le prove) vi verrà ritirata la patente, lo prevede espressamente il codice e non c'è niente da fare. Almeno per quella sera.

Se il vostro alcoltest è "amministrativo", ovvero sotto 0,80, e dunque si applica l'art. 218 c.d.s., già dal giorno successivo potete fare domanda per ottenere un permesso particolare dal prefetto, a condizione che: a) non abbiate causato un incidente stradale, abbiate bisogno di spostarvi in macchina per forza per raggiungere il posto di lavoro, o altri casi limite tipo siete beneficiari della legge 104; b) la seconda cosa che potete fare è venti giorni dopo: il nostro ordinamento prevede infatti una garanzia per il cittadino che va rispettata: un provvedimento motivato che confermi l'operato di chi vi ha ritirato la patente. L'art. 218 c.d.s. prevede che il Prefetto territorialmente competente vi mandi a casa (notifichi) una ordinanza con cui vi irroga la sospensione della patente per un tempo predeterminato, e lo deve fare in "tempi certi" (purtroppo se li contano un po' come gli pare), ovvero entro quindici giorni dalla trasmissione del verbale e degli atti che dovrebbe avvenire entro i cinque giorni successivi dal ritiro; quindi, sulla carta,  se entro venti giorni non ricevete nulla potete richiedere la restituzione della patente immediatamente al Prefetto, e lo potete fare senza avvocato, scaricando i tanti moduli che si trovano in rete, ma attenzione agli articoli citati perché non tutti riguardano il caso in questione.

Se invece il vostro alcoltest è "penale" (più di 0,80), allora la questione si complica, e la patente ve la può ridare solo il giudice di pace, qualora accerti che è trascorso troppo tempo dal ritiro, cui non sia seguita tempestivamente anche l'ordinanza provvisoria di sospensione della patente ex art. 223 c.d.s., secondo la discrezione del giudice, che comunque non è puramente arbitraria.

La fase del ricorso al Giudice di Pace.

Attenzione: nella fase del ritiro della patente la domanda di restituzione della patente ritirata cui non è seguita nei termini la notifica dell'ordinanza di sospensione della patente da parte del prefetto, va fatta sempre e comunque entro il ventunesimo giorno, perché poi la mancata restituzione da parte del prefetto dovrà essere il primo motivo di ricorso da proporre davanti al giudice di pace territorialmente competente.

Se invece il vostro alcoltest è penale va verificato se nel verbale di ritiro della patente sia stato dato l'avviso che potevate farvi assistere da un avvocato durante la fase di misurazione, o se vi è stato ingiustamente impedito.

Inoltre andrà sottoposto al vaglio del giudice di pace il tempo trascorso fra il ritiro e la emissione dell'ordinanza di sospensione provvisoria della patente ex art. 223 c.d.s..

I termini per proporre il ricorso sono di giorni 30 dalla notifica dell'ordinanza del prefetto ovvero di sessanta giorni dal verbale; il ricorso lo potete depositare nella cancelleria del giudice o anche spedirlo per posta. Potete anche difendervi senza avvocato, ma ve lo sconsiglio, perché comunque andranno applicate le norme di procedura civile tipiche di quel giudizio, con diverse trappole, fra cui la necessaria vostra presenza alla prima udienza.

E' importante tenere anche presente che si parla del giudice di pace, che non è un giudice togato (ovvero che ha vinto un concorso in magistratura) ma è una specie di giudice onorario; qualche volta si trova il giudice sveglio, capace e in gamba, altre volte si trova un avvocato che fa il giudice di pace diciamo non per scelta, oppure qualche laureato derivato da altre amministrazioni che a tempo perso fa il giudice di pace.

Può quindi capitare che il giudice non abbia ben presente quello di cui si sta discutendo, e mi è capitato di dover appellare per poter avere una risposta positiva o, in caso di risposta negativa, averne una almeno minimamente logica e conforme al diritto.

D'altro canto c'è da considerare che il giudice di pace viene retribuito in base al numero di procedimenti che tratta e alle sentenze che redige, e dunque, generalmente, sono piuttosto propensi ad accettare i ricorsi, proprio per incentivare i cittadini a ricorrere e dunque ad avere il maggior numero di procedimenti possibile da definire.

Insomma non è detto che la ciambella riesca con il buco, o riesca subito tale, diffidate, comunque, da quegli avvocati o praticoni che vi dicono che non hanno mai perso una causa su questo argomento....

Il ricorso però va fatto se non altro perché non avete nulla da perdere, a meno che non eravate talmente "cotti" che è meglio tacere, vuoi per pudore, vuoi per risparmiare tempo e denaro, ed il miglior consiglio sul punto ve lo può dare soprattutto l'avvocato.

Accanto ai motivi formali va sempre contestato il merito dell'accertamento, ovvero che voi foste effettivamente ubriachi, questo perché così facendo si consente al giudice di annullare l'accertamento anche sotto altri profili, volendo anche diversi da quelli dedotti. Starà a voi, e più preferibilmente al vostro avvocato, decidere quale profilo dedurre, ma quello della sostanziale inattendibilità dell'alcoltest è il mio preferito.

Quando redigete il ricorso chiedete sempre di sospendere la sospensione della patente (scusate il gioco di parole) allegando gravi motivi (di salute, di lavoro, o anche di studio, evitando magari di dire che la patente vi serve per andare in macchina a cena con gli amici del circolo...), e se potete, andate ad illustrare personalmente al giudice di pace i gravi problemi che vi affliggono, o l'ingiustizia subita, chiedendo un appuntamento al cancelliere, o a chi per lui, perché il contatto personale con il giudice di pace è previsto ed è sicuramente cosa ben fatta.

La fase del processo penale.

Come già ho detto sopra, a meno che non siate pluripregiudicati per altri reati, non sconterete quasi mai la sanzione penale prevista dall'art. 186 c.d.s. perché minimo vi spetterà la sospensione condizionale della pena quindi tranquillizzatevi, da un lato, ma preoccupatevi, dall'altro lato, soprattutto delle sanzioni c.d. "accessorie" come la sospensione della patente, che si sommerà a quella già scontata appena ritirata la patente (salvo conguagli), e soprattutto occhio alla confisca del veicolo che, in alcuni casi, può fare veramente male, al portafoglio, perché l'auto è nuova e ancora da pagare, o magari è di grossa cilindrata e quindi è costata non poco, e può fare male anche alla qualità della vita, perché potrete trovarvi a mendicare passaggi a qualche pietoso per farvi scarrozzare a destra e a manca.

In realtà ultimamente le procure italiane proprio poggiando sull'evidenza della prova costituita dall'alcoltest e dalla struttura della legge, tendono ad utilizzare lo strumento del decreto penale di condanna, che in realtà è una specie di "non processo".

Vi arriva a casa generalmente dopo circa sei mesi dal fattaccio una innocua busta verde con su scritto "atti giudiziari" e vi sembrerà che abbiate preso solo una multa -salata- da pagare; magari da poco avete avuto anche la restituzione della patente sospesa e quindi qualche sprovveduto di voi (a me è capitato più di un cliente così) potrebbe pure pensare: "oh, mi è andata bene mi fanno pagare la multa e basta!".

In realtà non dovete attendere nemmeno un microsecondo per telefonare al vostro avvocato di fiducia che avrà solo quindici giorni per fare opposizione al decreto da quando avete ricevuto l'"innocua" busta verde che sta per confiscarvi la macchina con cui avete commesso l'illecito - se di vostra proprietà - e sta per riprendersi per la seconda volta la vostra patente! Okkio quindi, mi raccomando okkio!!

Le varie strategie difensive: a) il contenimento del danno; b) la tattica del rinvio;

Affronterò l'argomento a volo d'uccello perché le variabili del processo penale sono parecchie e non sempre predeterminabili a priori.

Il post sotto questo profilo non può e non deve avere pretesa di completezza, sia perché non mi sento maestrino di nessuno e sono sempre pronto a rivedere le mie convinzioni, sia perché il mio know how me lo tengo stretto il più possibile.

Ciò detto, e a meno che non abbiate un argomento forte per farvi assolvere, tipo un vizio di forma, o un errore di persona oppure vi abbiano fatto la prova come accadde a Zaia trenta secondi dopo che avete bevuto, oppure abbiate svolto la prova a -1 gradi sotto lo zero celtius, o simili, le due strategie concretamente perseguibili sono rispettivamente quella del contenimento del danno e quella del rinvio.

Questa scelta compete soprattutto all'indagato/imputato, che deve sostanzialmente scegliere se scontare prima possibile la pena e magari ridurla anche alla minima durata, oppure procrastinare il più possibile il tutto, sperando possibilmente in una prescrizione del reato e comunque, più in generale,  sperare che possa succedere un incidente procedurale che mandi all'aria il processo.

La scelta compete al cliente per ragioni ovvie, perché è lui che deve scontare la pena, le sanzioni, ed è sempre lui che paga anche gli onorari! Quindi è lui che può valutare al meglio se farsi subito sei mesi di sospensione della patente oppure aspettare minimo sei sette anni la sentenza definitiva della cassazione, magari perché in questa fase gli serve la patente a tutti i costi ecc. ecc.

L'avvocato in questa fase - secondo il mio parere - deve limitarsi a dare il ventaglio delle possibili opzioni sul tavolo, a cominciare dal fatto se la vettura con cui è stato commesso l'illecito è di proprietà dell'imputato/indagato,
In questa ipotesi, molto probabilmente, l'autovettura è stata sequestrata, e sarà poi definitivamente confiscata.
In questo caso la scelta migliore e la più economica dal punto di vista della parcella da pagare al vostro legale è quella di chiedere la sostituzione della pena del lavoro di pubblica utilità che deve essere concessa dal giudice, salvo che siate recidivi. In questo modo la sospensione della patente viene ridotta della metà, e all'esito del lavoro di pubblica utilità svolto in modo completo, verrà disposta la revoca della confisca del veicolo.

Se addirittura la sostituzione della pena è disposta direttamente nel decreto penale di condanna, si può prendere in considerazione anche l'ipotesi di non fare opposizione ed andare a scontare direttamente la pena, sempre che non abbiate bisogno nell'immediatezza della patente, perché nel qual caso si potrebbe anche fare l'opposizione, svolgere tutti e tre i gradi di giudizio per vedere se c'è un intoppo che manda all'aria il processo (con grande gioia del portafoglio del vostro avvocato), e poi alla fine, semmai, scontare il lavoro di pubblica utilità e la sospensione dimezzata della patente. In questo caso per riavere la macchina confiscata dovrete però almeno attendere la sentenza di primo grado, e ciò in alcuni fori necessita di diverso tempo.

Se invece la autovettura con cui avete commesso l'illecito non è vostra, oppure se non avete più diritto ad ottenere la sostituzione della pena con il lavoro di pubblica utilità, allora la cosa cambia decisamente, e si può sperimentare con più tranquillità la tattica del rinvio, sempre che riteniate utile procrastinare la pena da scontare e sobbarcarvi i costi di tre gradi di giudizio. Da notare che anche in caso di prescrizione del reato o di estinzione per altra causa la seconda sospensione non potrà essere evitata, salvo ricorso al giudice di pace, e salvo conguaglio (cfr. art. 224 comma 3^ secondo periodo c.d.s.)

I miei procedimenti pilota e lo stato della giurisprudenza.

La giurisprudenza dei giudici di merito (cioè quelli di provincia) e della Corte di Cassazione sulla guida in stato di ebbrezza è assolutamente severa, eccessivamente severa a mio parere, ed a tratti assolutamente illogica e punitiva.

C'è da dire che in verità questa severità riguarda soprattutto l'accertamento del reato a mezzo etilometro, mentre le sanzioni penali sono tutt'altro che severe, anche nel caso di ubriachi che provocano gravi incidenti stradali con morti e feriti.

Bisognerebbe a mio parere appiattirsi di meno sugli esiti dell'etilometro ed introdurre invece il reato di "omicidio stradale", per cui nel qual caso si deve andare per lo meno in galera nella fase delle indagini preliminari (specialmente se non ci si ferma a prestare soccorso) e poi scontare diversi mesi ai domiciliari e non rivedere per almeno una decina d'anni la patente....ma si sa, siamo in Italia!

Nonostante ciò, di comune accordo con i clienti che assisto, ho coltivato tre procedimenti pilota, che, in futuro, e con esiti ancora da definire, potranno diventare dei metodi difensivi.

Sono tutti e tre incentrati sulla inattendibilità dell'etilometro modello Drager MKIII 7110, ed hanno ad oggetto la erronea assunzione della prova, perché disposta con modalità difformi da quelle previste nel libretto di istruzioni.

Non è utile infatti criticare in sé e per sé l'uso stesso del Drager 7110, perché la giurisprudenza, in modo alquanto ottuso, si limita a dire  che è la legge (art. 274 reg. C.d.s.) che stabilisce  come si deve fare la prova ed è sufficiente che l'apparecchio sia omologato dal ministero, dopo di che, se l'etilometro scambia il succo d'ananas per grappa non gliene può fregare di meno. E ciò è veramente assurdo e auspico che prima o poi si rendano conto di quello che fanno!

Mi sono quindi andato a cercare su internet il libretto delle istruzioni di questo infernale strumento ed ho trovato diverse versioni di diverse istruzioni: in tedesco, in spagnolo ed altre lingue varie, non ho trovato quelle in italiano, salvo quelle che ho fatto produrre ai Carabinieri in giudizio che hanno normalmente in dotazione insieme all'apparecchio.

Tutte però dicono che la prova effettuata nell'immediatezza dell'assunzione non è attendibile; quelle in spagnolo prescrivono anche particolari condizioni climatiche di temperatura e pressione atmosferica, ed impongono di non effettuare il test se il soggetto ha bevuto cocktail alla frutta.... daje....

È curioso che quelle italiane in dotazione alle nostre  forze dell'ordine siano le più "sintetiche" e non contengano affatto le indicazioni assolutamente importanti relativamente ai limiti di temperatura e pressione atmosferica presenti per esempio in quelle in lingua spagnola.

Gli esiti non sono al momento definitivi. In un caso sia il Tribunale di Montepulciano che la Corte d'Appello di Firenze non hanno ritenuto che l'assunzione della prova che potremmo definire "ZAIA" abbiano una qualche influenza sul risultato.

Il Tribunale di Terni invece ha perlomeno ritenuto di dover approfondire l'indagine nominando un perito per verificare l'attendibilità dell'apparecchio dando per scontato che sia avvenuta la prova ZAIA. Vedremo quello che ne verrà fuori, alla prossima udienza di giugno, vi terrò aggiornati.

Il terzo caso pende davanti al Giudice di Pace di Orbetello, purtroppo però il giudice non mi pare molto attento alla problematica, anche se nell'ultima udienza mi sono diciamo decisamente risentito per le sue "performance" non proprio esaltanti e quindi è tornato sui suoi passi decidendo di ammettere la prova per testi tendente a dimostrare che il famoso Maresciallo dei Cc a cui mi riferivo sopra, non ha ritenuto di attendere i 15 minuti previsti nel manuale di istruzioni.

Anche in questo caso vedremo quello che succederà.

Intanto però in data 12/2/2014 è uscita una sentenza della Corte di Cassazione che sembrerebbe tagliarmi le gambe. Questa recentissima sentenza  (Cass. Sez. IV, ud. 30/10/2013, n.ro 6777 dep. il 12/2/2014) ha deciso il caso di un automobilista sottoposto ad alcoltest, che non è riuscito a soffiare bene nel boccaglio dell' alcoltest; bisogna infatti soffiare nel Drager per il tempo previsto (dalla sentenza non si capisce perché non ci sia riuscito), ma comunque pare che nonostante questo problema l'alcoltest avesse segnato valori sopra il consentito. In primo grado (Tribunale di Udine) era stata disposta un perizia addirittura collegiale, ovvero composta di più periti, per stabilire se detti risultati fossero o meno attendibili. La perizia aveva dato esiti ampiamente favorevoli all'imputato, perché ha sostenuto a chiare lettere che non fosse possibile stabilire con certezza se la misurazione corrispondesse al vero. Risultato: assolto. Ma il PG di Trieste ha appellato, e la Corte d'Appello di Trieste - decisamente a sorpresa - ha condannato il malcapitato, sostenendo che comunque l'etilometro aveva segnato un tasso alcolemico fuori legge e questo bastava. Ancora più sorprendente però è stata la Corte di Cassazione che con questa sentenza ha confermato la condanna, con una non-motivazione veramente molto discutibile che si basa sul SOLITO RAGIONAMENTO, per cui siccome l'apparecchio è omologato, non serve a niente che siano state violate le prescrizioni del libretto di istruzione che (udite!Udite!) non disciplinano il funzionamento dell'alcoltest, che invece è disciplinato dal solo art. 274 reg. c.d.s., e questa sì che è una motivazione veramente assurda  che vi allego per chi si volesse dilettare nell'approfondimento.

CONCLUSIONI

Riassumendo: cercate di non bere mai NULLA prima di mettervi alla guida, perché l'etilometro non funziona con la dovuta precisione e non è affatto una garanzia, né per chi viene sottoposto alle prove, né per chi lo usa; nonostante ciò alle istituzioni preposte (sia giudiziarie che amministrative) non interessa affatto questo tipo di problematica; se vi dovesse capitare di subire questo tipo di accertamento cercate prima della misurazione di guadagnare più tempo possibile, perché più tempo passa dall'ultima assunzione, più avete la possibilità di passare nel migliore dei modi il test. Se risulterete positivi non potete opporvi al ritiro della patente, ma in alcuni casi già dal giorno successivo potete richiedere la restituzione della patente; attenzione a tutte le carte che vi vengono notificate a casa, ed in special modo se vi viene notificato un decreto penale di condanna, perché potrebbe valere la pena opporlo per salvarvi dalla confisca del veicolo e/o dalla sospensione della patente di guida. Rivolgetevi sempre ad un avvocato, perché difendersi da soli è economico, ma molto, troppo rischioso, e questo è un caso classico in cui vale il detto: "chi più spende meno spende...".

Sperando di avervi dato un informazione interessante e utile, vi saluto e a presto.